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Le comunità ebraiche presenti sul territorio italiano utilizzano anche delle varietà internazionali per la produzione dei loro vini cd. “kasher”.
Questo termine viene usato per indicare tutti i cibi e le bevande che possono essere consumati perchè preparati secondo le regole del “kasherhut”.
Nel caso del vino, le varie fasi del processo enologico si svolgono sotto il diretto controllo del rabbino che, al termine di ogni fase (spremitura, fermentazione, svinatura, travasi e filtraggi), sigilla i contenitori e affinchè il vino sia “idoneo”, tutte le operazioni, compresa la stappatura della bottiglia, devono essere compiute da un ebreo osservante.
Tutto questo rigore, infatti, si deve al ruolo simbolico che il vino riveste nel rito ebraico.
In Toscana esiste, fin dal ‘500, una comunità ebraica nella zona di Pitigliano (Gr) tant’è che ha scelto il vino locale a base di uva Trebbiano Toscano, il Bianco di Pitigliano, come base per la produzione, appunto, del vino “kasher”.

Vino Kasher

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